Da differenti altezze
Il testo partecipava ad un concorso spot del 2005 per dipendenti
Telecom dal tema “Comunicare è vivere”, per racconti brevissimi (massimo 2000
caratteri).
Ero partito bene, con l’intento di santificare la smania di comunicazione.
Ma poi non ho resistito alla tentazione di vedere il rovescio della
medaglia.
Ovviamente il racconto è stato scartato.
A
guardare giù dall’esterno d’una finestra al quinto piano si percepiva un altro
afflato dalla vita.
Un grigio
uniforme ammantava uomini e cose, e la deriva dalla vita incedeva sfociando in
uno stranito ineludibile non sense.
Ivo
era pronto al salto.
Nessuna
remora, tranne il pensiero della scena truce che avrebbe offerto al suolo.
Cadere composto sarebbe stato un privilegio.
Ispirò
a fondo e chiuse gli occhi, deciso a non riaprirli più.
Giusto
pochi secondi.
E
invece di lì a poco, di riflesso, le palpebre si levarono ancora.
Un
bip dal mondo parallelo, la vita che scorre indifferente: un sms dal cellulare
scordato alla cintola.
Si
concesse un ultimo accesso di curiosità.
Lesse.
“La
faccio finita. Un abbraccio. Luca”
Cosa?!
Ivo
fissò il display, e il vuoto sotto di lui gli parve di colpo indesiderabile.
Perché
Luca? Perché lui?
Il
plumbeo sopore di poc’anzi disparve, una scossa lo catapultò in camera,
cellulare alla mano.
Le
dita scivolarono sulla tastiera.
Un
trillo, due, tre.
Luca
era l’unico suo amico.
Quattro,
cinque, sei.
Il
bombito di sangue alle tempie montava.
Sette,
otto squilli… poi una pausa.
E la
voce opaca dell’amico all’altro capo.
“Luca!”
L’urlo
sgraziato di Ivo era un disperato bocca a bocca modulato dagli hertz.
Poi
corse da lui.
Si
scongiurò l’irreparabile e si risalì dall’abisso.
Col
tempo l’amicizia s’accrebbe e la vita tornò a crepitare.
Il
suggello a quella palingenesi fu un viaggio verso lidi esotici.
Rigenerati
come chi emerge da un coma mirarono il mondo da ben altre altezze che il
davanzale di una finestra: gli oblò di un aereo.
E,
smaniosi di comunicare, inviarono decine di sms salvifici ad amici e amori
depressi.
La
scatola nera ritrovata dopo il crash appurò che s’era trattato appunto di
interferenze agli apparati di bordo causate da cellulari.
Tutti
morti, compresi i due amici.
L’epilogo della storia sembra fuori dal tema
del concorso, essendo parimenti idoneo per un bando di anacoreti dal titolo
“comunicare è morire”.
Tuttavia, si sa, la morte è null’altro
che un punto di discontinuità del vivere.
© Gero Mannella Copyright 2004