Discesa dal Vesuvio

 

 

Gennaro Contraffatto prese a ruzzolare lungo il crinale del Vesuvio il 4 maggio 2005 alle ore 18:04.

Aveva messo un piede in fallo sdrucciolando sui lapilli. La forza di gravità aveva poi fatto il resto.

In men che non si dica, e con sua sorpresa, egli si ritrovò disteso per terra che ruotava in asse con la propria colonna vertebrale e traslava sul terreno brullo sollevando una nube di polvere.

Il suo moto, nello spazio cartesiano avente come origine degli assi l’epicentro del cono del vulcano, poté ben presto rappresentarsi con una freccia vettore che si proiettava verso le ordinate negative sollevando anch’essa una nube di polvere.

Gennaro Contraffatto nel ruzzolare, pur confuso, non si preoccupò. Mentre la centrifuga di cielo e terra scorreva sopra la sua testa egli sentiva che un albero giù a valle prima o poi avrebbe fermato la sua corsa. Allora si sarebbe risollevato e scrollato la polvere di dosso, ed avrebbe riassunto la postura eretta che s’addice alla sua specie.

Ma non si frapposero alberi al suo percorso, e la sua velocità di rotolamento aumentò al punto da fondere il blu del cielo e il grigio del terreno in un unico livido pervinca.

Lungo la strada un demone appoggiato ad un leccio che mordeva una mela (il demone, non il leccio) gli chiese se gli sarebbe piaciuto fermarsi.

Gennaro Contraffatto aperse la bocca per dire sì, ma il sobbalzo su una pietra gli spezzò la lingua; questa rimase sul terreno dietro di lui che scivolava via.

Più a valle un altro demone, con la coda attorcigliata ad un pino d’Aleppo, gli chiese se gli sarebbe piaciuto recuperare la lingua e fermarsi.

Gennaro Contraffatto tirò fuori un braccio dalla rotazione per dire “sì, lo voglio”; ma per il moto maldestro questo si staccò e rimase dietro di lui sul terreno.

In vista delle prime case ancora più giù un terzo demone, che fumava la pipa seduto sopra un copertone, gli chiese se gli sarebbe piaciuto recuperare il braccio e la lingua, e alfine fermarsi.

Gennaro Contraffatto sporse il busto dall’asse di rotazione, per far cenno di sì col capo.

Ma la testa, per la mossa brusca e la fragile costituzione, si staccò dal collo e rimase dietro di lui a monte.

Gennaro Contraffatto fermò la sua corsa di lì a poco presso una casa cantoniera di colore giallo.

Dalla casa uscì un uomo che vide il tronco umano giacere sul terreno.

Poi levò gli occhi verso l’alto, all’orizzonte, al cono fumigante del vulcano che guardava indifferente altrove.

 

© Gero Mannella Copyright 2005