Un efferato delitto
Soggetto
Un efferato delitto è una piccola
commedia dell’assurdo, di impianto quasi teatrale, che ruota intorno ad
un’indagine per omicidio, e che evoca per situazione e dialoghi le gag dei
fratelli Marx.
L’ispettore
Liberovici riceve nottetempo una chiamata dalla centrale di Polizia relativa ad
un sopralluogo per un presunto omicidio.
Alla
chiamata fa seguito la toletta ed il percorso in macchina verso il luogo
segnalato, durante il quale l’ispettore si concede un monologo rivolto
all’ipotetico spettatore.
Ivi,
attraverso degli spot flashback rievoca la fenomenologia di un sopralluogo di
Polizia e la varia umanità che vi prende parte: in particolare le giornaliste
d’assalto che l’assediano coi loro microfoni, e che lo spingono a liberarsi con
espedienti lubrici.
Il
sopralluogo vero e proprio è una farsa degli equivoci, in cui all’ispettore
distratto sfugge la flagranza di un delitto che ha sotto gli occhi, ma
piuttosto, complice il procuratore non meno visionario, attribuisce lo status
di cadavere ad un tizio alle prese con funzioni fisiologiche nel proprio bagno.
Quando
incrociano alfine la reale assassina i due non realizzano la sua colpevolezza,
ma al contrario si rendono inconsapevoli complici dell’occultamento del cadavere.
Sceneggiatura
Legenda:
MDP: Macchina Da
Presa
Personaggi:
ispettore
Liberovici
procuratore
piantone
uomo sul water
donna assassina
uomo assassinato
Scena 1:
Camera da letto di Liberovici. Buio.
Squilla il telefono in piena notte. Al quarto squillo
si fa luce sullo schermo.
Primo piano sul volto bolso dell’ispettore immerso
nel cuscino, il braccio teso verso l’abat-jour accesa. Intontito solleva la
cornetta del telefono.
LIBEROVICI
“Sì?”
Si sente una voce gracchiare all’altro capo.
LIBEROVICI (buttando
l’occhio alla sveglia)
“Ma… che ora è?”
Di nuovo s’avverte il gracchiare dall’altro capo.
LIBEROVICI
“Va bene, arrivo.”
Abbassata la cornetta l’ispettore sibila un “Porca
puttana”.
Scena 2:
Bagno di Liberovici.
Primo piano dell’ispettore in pigiama mentre si
specchia davanti al lavandino.
Zoom sul volto. Scroscio d’acqua.
LIBEROVICI (monologo allo
specchio col presunto spettatore)
“Se
c’è una cosa che non sopporto del mio lavoro è essere svegliato in piena notte
per accorrere sul luogo del delitto. Non tanto per il delitto in sé, credetemi,
anche se sono debole di stomaco e la sola parola sangue mi procura conati di vomito. La cosa che veramente mi urta
in questi casi è avere a che fare con tutta quella gente”.
Si butta dell’acqua in faccia e s’asciuga.
LIBEROVICI (continuando)
“A
cominciare dal procuratore, per finire con la scientifica, i piantoni, i
fotografi, i giornalisti, i curiosi. Tutti sovraeccitati, in fibrillazione.”
Scrolla il capo, come scoraggiato.
LIBEROVICI (primo piano allo
specchio)
“Avete presente i coyote con le carogne degli armadilli? Uguale.”
Mentre apre il tubetto di dentifricio ci
ripensa.
LIBEROVICI
“Oppure gli avvoltoi con le carcasse dei capibara? Identico.”
Comincia a lavarsi i denti. S’interrompe.
LIBEROVICI (con la schiuma
di dentifricio in bocca)
“Oppure il diavolo della Tasmania con gli opossum?”
Pausa.
LIBEROVICI
Ecco, ci siamo capiti…”
Sputa la schiuma nel lavandino.
LIBEROVICI
“Tutta
quella eccitazione, tutta quella frenesia attorno a un miserabile cadavere ha
qualcosa di morboso, di malsano. Decisamente non è un bello spettacolo!”
Si sciacqua la bocca e scrolla la testa,
osservandosi le gengive allo specchio.
Scena 3:
Esterno notte cittadino. Liberovici in macchina
guidando.
Primo piano frontale. Egli indossa un
trench, tipo tenente Colombo, sotto il quale non s’intravedono altri indumenti.
LIBEROVICI (continuando il
monologo)
“Per non parlare delle giornaliste d’assalto, altra sciagura di queste
occasioni.”
“Avete presente l’invasione delle locuste, le Sette Piaghe d’Egitto?”
LIBEROVICI (esasperato,
rivolto agli spettatori)
“Cacchio! Non m’aspetto una risposta! Ma fate almeno di sì col capo!”
Ripresa esterna dell’auto che si ferma ad
un semaforo.
Primo piano laterale dall’abitacolo.
Liberovici si volta verso
LIBEROVICI
“Non ne avete
idea: un vero incubo.”
“Uno
arriva già tutto nervoso sul luogo del delitto, magari pronto a trovarsi di fronte
una gola tagliata, uno sbudellamento; e come se non bastasse si ritrova
accerchiato da questo manipolo di invasate, pronte a infilargli il microfono in
fondo alla gola”.
All’evocazione narrativa fa seguito uno
spot di pochi secondi in bianco/nero.
Inizio Spot.
Liberovici scende dalla macchina,
s’avvede dell’assalto delle giornaliste ed è costretto a rinchiudersi
immediatamente in macchina, coi finestrini serrati, mentre queste ultime lo
accerchiano sventolando i loro microfoni e strofinandosi sul cofano, come gli
zombie del videoclip “Thriller” di Michael Jackson.
Fine Spot.
LIBEROVICI (evocativo)
“Una
volta c’era più discrezione. C’era l’inviato Rai con la sua giacchetta a tre bottoni
che ti faceva qualche domanda di circostanza col microfono a palla di gelato”.
“Come era morta la vittima? C’erano
sospetti sull’assassino? Si conosceva il movente?”
Tu
facevi il reticente, ti nascondevi dietro il segreto istruttorio. E tanto gli bastava.
Lui ringraziava, passava la linea allo studio e tutti erano felici e contenti”.
Primo piano dallo specchietto
retrovisore.
LIBEROVICI (sguardo
esasperato)
“Ora
invece no!
Ti
arriva addosso ‘sto branco di fatalone di tutte le tivù pubbliche, private,
network e satelliti vari, in tailleur scollati, le tette in evidenza, i profumi
dolciastri, le voci da gallinaccio; e ti sfoderano quel microfono, che ormai
non è più un gelato a palla, ma un cilindretto minuscolo con un filo sottile,
che sembra un assorbente interno. E quel coso minuscolo te lo infilano dovunque
trovano un buco: in bocca, nelle narici, nelle orecchie.”
In sincrono con le parole parte lo spot
evocativo.
Inizio Spot.
Scena virulenta dell’assalto, che termina
con un primo piano di Liberovici asfissiato sotto la pressione di tutti quegli
assorbenti interni.
Fine Spot.
Liberovici inspira rattristato.
Ripresa esterna della macchina che si
ferma ad un altro semaforo.
Di nuovo stacco all’interno
dell’abitacolo.
Ripresa dallo specchietto retrovisore
degli occhi su cui compare un lampo luciferino.
Liberovici porta una mano alla bocca a
portavoce, con fare complice.
LIBEROVICI (orgoglioso)
“Però da qualche tempo ho trovato la contromisura”.
LIBEROVICI (ammiccante)
“Sapete che cosa porto sotto questo trench?”
Butta l’occhio furtivo fuori dal finestrino.
LIBEROVICI (ammiccante)
“Niente! Non porto proprio niente! Proprio come il maniaco da strada…”
Tira su un sospiro di sussiego.
LIBEROVICI
“E allora, cari signori, la musica è decisamente cambiata!”
“Ora posso fare i miei sopralluoghi in tutta tranquillità!”
Mentre guarda compiaciuto in MDP parte lo
spot evocativo.
Inizio Spot.
Ivi lo si vede scendere col trench dalla macchina,
essere accerchiato dalle solite giornaliste d’assalto, finché con gesto
plateale apre a ventaglio il trench.
A quel punto primo piano delle
giornaliste che portano le mani alle guance scandalizzate e si dileguano
all’istante.
Lui richiude il trench e fa uno sguardo
furbo in MDP.
Fine Spot.
LIBEROVICI (rivolto agli
spettatori)
“Dite la verità. Machiavelli mi fa un baffo, no?”
Comincia a camminare seguito dalla MDP a braccio.
Primo piano frontale.
LIBEROVICI (esuberante)
“Che
poi, visto che questo escamotage funzionava alla grande, detto tra noi ho
pensato di estenderlo anche ad altre situazioni della vita di tutti i giorni.”
Partono una serie di spot in sequenza.
Inizio spot.
Supermercato. Una avvenente promoter di
formaggi assedia l’ispettore cercando di infilargli in bocca un crostino al
gorgonzola. Lui con nonchalance si fa largo ed apre a ventaglio il trench. La
promoter scappa.
Fine spot.
Inizio spot.
Per strada. Una avvenente sondaggista
inchioda al muro l’ispettore sventolando un taccuino con centinaia di domande.
Lui con nonchalance si fa largo ed apre a ventaglio il trench. La sondaggista
scappa.
Fine spot.
Inizio spot.
Al ristorante. Liberovici, seduto a
tavola col trench, è alle prese con un piatto di spaghetti quando si avvicina
una avvenente violinista che prende a ronzargli intorno suonando e quasi
sfiorandolo con l’archetto. L’ispettore si alza dalla sedia e con nonchalance
apre a ventaglio il trench. La violinista scappa.
Fine spot.
Di nuovo primo piano su Liberovici.
LIBEROVICI
“Vedrete: è un metodo infallibile!”
Poi ci ripensa e si corregge.
LIBEROVICI (lievemente
crucciato)
“C’è una sola eccezione a cui fare attenzione: le raccoglitrici
ambulanti di seme”
Parte l’evocazione.
Inizio spot.
La raccoglitrice di seme abborda
l’ispettore per strada. Costui apre al solito il trench a ventaglio. La
raccoglitrice con naturalezza tira fuori dalla borsa un vasetto di plastica e
una rivista porno, li porge all’ispettore e lo invita:
‘Favorisca signore, eiaculi pure qui
dentro, grazie’.
Primo piano attonito di Liberovici.
Fine spot.
All’evocazione rimane stranito qualche
secondo guardando nel vuoto.
Camminando è arrivato fuori al portone ad
arco di un vecchio condominio.
LIBEROVICI (minimizzando)
“In ogni caso quella fu l’unica eccezione. Il metodo è brevettato e
funziona.”
Dà un’occhiata all’orologio. Si guarda
intorno.
LIBEROVICI
“Strano
non siano ancora arrivate. Comunque meglio così. Me ne salgo su, il luogo del
delitto dovrebbe essere questo”.
Scena 4:
Rampa di scale del vecchio condominio.
Sul pianerottolo si affacciano le porte di due interni. Liberovici è indeciso.
LIBEROVICI
“Dunque,
dunque… se mi hanno informato bene la scena del delitto dovrebbe essere su
questo piano, però non mi hanno dato l’interno”
“Mah! Dove
busso?”
“Non
vorrei disturbare tranquilli cittadini a quest’ora di notte”.
Si sofferma sulla porta alla sua destra.
LIBEROVICI
“Deve essere qua. La porta è socchiusa”.
Spinge timidamente la porta.
La Donna Assassina è china sul pavimento
sull’Uomo Assassinato sdraiato a pancia in su. Sul petto di costui si scorge
una vistosa chiazza di sangue. Lei impugna un coltellaccio da cucina ed
infierisce ripetutamente sul corpo inerme.
DONNA ASSASSINA
“Tieni! Tieni! Maledetto! Tieni!”
LIBEROVICI
“E’ permesso?”
Primo piano della donna che si volta e lo
guarda muta con tono interrogativo.
LIBEROVICI
“Chiedo
scusa, signora. Sono l’ispettore Liberovici. Ha visto per caso dei poliziotti
nel palazzo? Sembra ci sia stato un omicidio…”
La donna, senza profferire parola,
sollevando il coltello insanguinato indica l’appartamento dall’altro lato del
pianerottolo.
LIBEROVICI
“Di
fronte?”
La donna fa cenno di sì con la testa.
LIBEROVICI
“Grazie”
LIBEROVICI (allontanandosi
rimugina tra sé)
“Volevo
ben dire che non è qua. Non vedo nessuno: né un piantone, né la scientifica, né
i giornalisti…”
Fa per andarsene varcando l’uscio verso il
pianerottolo, mentre la donna riprende il suo sfogo.
DONNA ASSASSINA
“Tieni! Tieni! Maledetto! Tieni!”
Ma poi dubbioso Liberovici torna sui suoi
passi.
Si lascia intendere che abbia recepito
quanto sta accadendo.
LIBEROVICI
“Chiedo scusa se la disturbo di nuovo, signora”
DONNA ASSASSINA (sbrigativa)
“Dica”
LIBEROVICI (come roso da un
tarlo investigativo)
“Volevo chiederle…”
La donna leva lo sguardo muta.
LIBEROVICI
“Come si prende Sky da queste parti?”
Nel mentre rientra nella stanza con
l’aria di voler attaccare bottone.
LIBEROVICI
“C’ho un conoscente che vive in questo quartiere, che si lamenta…”
DONNA ASSASSINA (col coltello
levato che gronda sangue)
“Non ho Sky. Troppi film violenti. Preferisco i film d’essay…”
LIBEROVICI (come freddato)
“Capisco… La ringrazio, signora. Arrivederla”
DONNA ASSASSINA
“Arrivederla”
LIBEROVICI
“Chiudo la porta?”
DONNA ASSASSINA
“Lasci, grazie. Faccio io dopo”
Mentre Liberovici si allontana la donna
riprende la sua tiritera.
DONNA ASSASSINA
“Tieni! Tieni! Maledetto! Tieni!”
Scena 5:
Appartamento di fronte.
Liberovici varca la soglia.
LIBEROVICI
“E’ permesso?”
VOCE DI ADDETTO
AI LAVORI
“Entri, ispettore, la stavamo aspettando. Il cadavere è in bagno”.
L’ispettore si guarda intorno nell’ambiente
ampio, trova il bagno ed entra.
Fa un cenno di saluto al piantone neutro
presso la porta e si dirige verso la vasca, dove c’è un uomo immobile.
Liberovici si china per esaminare il
corpo.
LIBEROVICI (lisciandosi il
mento)
“Dunque,
dunque… aspetto cianotico, una brutta cera. Sarà morto da parecchie ore”
Caccia una lente d’ingrandimento e lo
esamina più da vicino.
LIBEROVICI
“Non
sembra riportare ferite da taglio o da fuoco, quindi scarterei l’uso di armi”
Lo indaga ancora un po’ e butta un occhio
all’ambiente.
LIBEROVICI
“Del
resto non vedo tracce di cappio al collo, che risulta ben saldo sul tronco. Per
cui escluderei anche la morte per impiccagione e per ghigliottina”.
Si rivolge al pubblico, guardando
direttamente in MDP, come a dovere delle spiegazioni.
LIBEROVICI
“Come
avrete capito le mie indagini procedono per esclusione. Un po’ lungo come
metodo, ma a quel che mi consta infallibile”
“Si
tratta di scartare una ad una qualche migliaio di possibili cause fino a
ridurre la scelta a sette o otto di loro. Poi con l’aiuto della scientifica
restringo ulteriormente il cerchio. Caso mai questa non mi dovesse essere utile
chiedo l’aiuto del pubblico o della telefonata a casa”.
Prende un taccuino dalla tasca del
trench, guarda di nuovo l’uomo nella vasca, e annota qualcosa col lapis.
LIBEROVICI
“Scarterei anche vaiolo e malaria”.
Poi di colpo, guardandolo meglio, ha come
una scossa. Porta il lapis alla bocca, pensoso.
LIBEROVICI
“Aspetta un po’, aspetta un po’. Ma a me questa faccia non mi è
nuova!”
Si china sul volto per guardarne il
profilo.
LIBEROVICI
“Questo tipo devo averlo schedato in questura. Ne sono sicuro”
“Deve avere qualche precedente per omicidio plurimo. Già, già…”
Riflette.
LIBEROVICI
“Quindi non scarterei l’ipotesi di un regolamento di conti della
malavita.”
“Del resto facce del genere non possono non rimanerti impresse.”
Nel mentre prende tra indice e pollice il
mento dell’uomo per girargli la faccia di profilo.
Il quel momento l’uomo nella vasca si
rianima, apre gli occhi e schizza su tra la schiuma. Liberovici salta
all’indietro dallo spavento.
LIBEROVICI (sorpreso)
“Ma che cacchio!?”
UOMO NELLA VASCA (con tono di
rimprovero)
“Alla buon’ora, Liberovici! E’ un’ora che la stiamo aspettando!”
Liberovici rimane stranito alcuni
istanti. Poi finalmente dà un nome al deja-vù.
LIBEROVICI
“Procuratore! E chi l’aveva riconosciuto?”
PROCURATORE
“Mi devo essere appisolato…”
LIBEROVICI
“Ma… che ci fa qua dentro? La trovo un po’ cianotico. Sicuro di stare
bene?”
PROCURATORE
“Ieri ho fatto molto tardi. Così, mentre l’aspettavamo, mi sono concesso
un po’ di relax”.
Liberovici annuisce.
Il procuratore si dà un’ultima
sciabordata, dopodiché fa per alzarsi stendendo una mano verso l’ispettore.
PROCURATORE
“Mi dà una mano ad alzarmi?”
LIBEROVICI
“Le dispiace se non gliela do? L’ho appena vista usarla per
rassettarsi i testicoli.”
PROCURATORE
“Si figuri, erano puliti.”
LIBEROVICI
“Puliti?!
Vuol dire che le zecche che saltellano sull’acqua sono dotazione della vasca?”
PROCURATORE
“Non
sono zecche. Sono scimmie di mare. Le uso durante il bagno al posto dei sali
minerali”
LIBEROVICI
“In ogni caso mi limiterei a porgerle l’accappatoio, se le aggrada”.
Prende l’accappatoio da uno sgabello e lo
tende a coprire la sagoma del procuratore che nel frattempo si alza dalla
vasca. Mentre costui indossa l’accappatoio, primo piano sull’ispettore che per
discrezione si scosta. Nel retrocedere egli incespica inavvertitamente
qualcosa.
Si gira di scatto.
LIBEROVICI (all’uomo sul
water)
“Oops! Mi scusi, sono mortificato. Non mi ero accorto …”
LIBEROVICI (imbarazzato,
rivolto al procuratore)
“Procuratore,
mentre ciascuno di voi assolve alle proprie funzioni, credo sia d’uopo che io
attenda fuori dal bagno…”
PROCURATORE (strofinandosi i
capelli sotto il cappuccio dell’accappatoio)
“Okay. Due minuti e sono da lei”
LIBEROVICI
“Nel frattempo, se mi dice dove si trova il cadavere, comincio a
dargli un’occhiata.”
PROCURATORE (con nonchalance,
guardandosi allo specchio)
“Guardi che è proprio alle sue spalle.”
Liberovici si volta. Alle sue spalle ci
sono nell’ordine l’uomo seduto immobile sul water con gli occhi spalancati come
compreso nello sforzo, ed il piantone poggiato immobile e pallido spalle al
muro, che guarda fisso di fronte a sé.
L’ispettore con tutto il tatto del caso,
consapevole della flagrante violazione della privacy, evita accuratamente di
soffermare lo sguardo sull’uomo del water, facendo schermo con la mano nel
passare, e punta reciso verso il piantone immobile.
Arriva a fronteggiarlo, lo indaga
girandogli intorno, gli poggia la mano sulla giugulare per verificarne il
decesso.
LIBEROVICI
“Procuratore, da quanto tempo è morto?”
PROCURATORE (di spalle,
continuando a strofinarsi nell’accappatoio)
“A giudicare dalla rigidità, sarà passata l’intera notte. Ha mica un
phon?”
LIBEROVICI
“Ho la pistola di ordinanza. Vuol saggiarne la differenza alle
tempie?”
PROCURATORE
“Faccia meno lo spiritoso, e mi dica che ne pensa”
LIBEROVICI
“E’ cianotico e dello stesso colore del muro.”
PROCURATORE
“E dunque?”
LIBEROVICI
“Necessiterebbe di una tinteggiata.”
PROCURATORE
“Non intendevo il muro: il morto!”
LIBEROVICI
“Ah, lui?... Boh! Non saprei…”
Liberovici nel mentre compie
reiteratamente il gesto pietoso di chiudere per sempre le palpebre spalancate
al piantone, ma non vi riesce. Primo piano della mano che passa sugli occhi
aperti, e ne riesce con gli stessi ancora aperti in modo alternato. L’ispettore
si innervosisce.
LIBEROVICI (stizzito)
“Ahò!
Non riesco a chiudergli le palpebre! Mi sembrano le finestrelle delle tombole
di plastica. Chiudi la sinistra e si apre la destra. Chiudi la destra e si
riapre la sinistra…”
All’ennesimo fallimento desiste dal gesto
pietoso.
LIBEROVICI
“Procuratore, le risulta che il piantone fosse stato difettoso in
vita?
PROCURATORE (girandosi
finalmente e guardando la scena)
“Cheee?”
LIBEROVICI
“Dicevo
che l’asimmetria oculare di costui non mi convince. Volessimo fargli
l’autopsia?”
PROCURATORE (con aria
scoraggiata)
“Io desisterei, dal momento che è vivo e vegeto.”
LIBEROVICI
“Ne è sicuro? A me sembra un cadavere in piena regola.”
A quel punto il piantone, venendo meno
alla sua istituzionale professione di immobilità, si dà una plateale toccatina
ai testicoli.
LIBEROVICI (visibilmente
sorpreso, sobbalzando)
“Opperbacco!”
Fissa per qualche secondo il piantone. Dopodiché
gli molla uno schiaffetto sul volto anemico, come a tirarlo su.
LIBEROVICI
“Giovanotto,
un po’ di contegno! Si ricomponga! E… mangi più bistecche al sangue!”
PROCURATORE (in fase di
vestizione)
“Ispettore, il deceduto è l’uomo sul water!”
LIBEROVICI
“Ohibò!”
Si avvicina circospetto all’uomo del
water. Si china presso di lui e lo esamina scrutandolo da presso. Primo piano
sul volto dell’uomo.
LIBEROVICI
“La scientifica ha già fatto i rilievi?”
Il procuratore non risponde. L’ispettore continua
a esaminare il deceduto.
LIBEROVICI
“Procuratore, mi sente? La scientifica ha già fatto i rilievi?”
Il procuratore, come impacciato, prende a
fischiettare mentre infila la camicia.
LIBEROVICI (sorpreso)
“Procuratore?
Le si sono otturate le trombe d’Eustachio? Le ho chiesto se la scientifica ha
fatto i rilievi!”
Primo piano sul procuratore allo
specchio, che fa un colpetto di tosse come a voler dare un taglio alle
richieste dell’ispettore, e prende a canticchiare in sordina “Y.M.C.A.” dei Village People.
LIBEROVICI (voltandosi)
“Ma… procuratore… che cavolo?!...”
Il procuratore canticchia in
modo più vigoroso ed ancheggia davanti allo specchio.
Liberovici, incupito, si solleva e
raggiunge da presso il procuratore, a cui pone la domanda vis-à-vis.
LIBEROVICI
“Procuratore,
mi sta nascondendo qualcosa? Le ho fatto una domanda: è venuta la scientifica?”
PROCURATORE (frenando
l’ancheggiamento, con tono dimesso)
“Potremmo soprassedere sulla domanda?”
LIBEROVICI (irritato)
“No di certo! La prego, mi dica che c’è sotto. Sta coprendo qualcuno?”
PROCURATORE
“Non sia stupido!”
LIBEROVICI
“E allora perché non risponde alla mia domanda?”
PROCURATORE (impacciato)
“Perché… perché… perché non posso! La prego non insista!”
LIBEROVICI (irrigidito)
“E invece io insisto! Io voglio vederci chiaro in questa storia! Lei
copre qualcuno!”
PROCURATORE
“Basta! Io non copro nessuno!”
LIBEROVICI (puntando il dito
accusatore)
“No, lei copre!”
PROCURATORE (esasperato,
urlando)
“Se le dico che non copro, io non copro! Okay? Non coprooooo!”
Dopo qualche secondo di silenziosa
tensione, in cui i due si scambiano occhiatacce, il procuratore si ricompone e
fa cenno di stemperare i toni, alludendo alla presenza del piantone.
L’ispettore dal canto suo lo avvicina con
spirito di collaborazione e gli mette una mano sulla spalla, fissandolo negli
occhi.
LIBEROVICI (con tono pacato)
“Procuratore, di che si tratta?”
PROCURATORE (con aria di
riservatezza, scandisce a bassa voce)
“Copro…”
Subito Liberovici schizza all’indietro e
con tono di biasimo punta il dito.
LIBEROVICI
“Ah! Lo dicevo io! Allora lei copre!”
PROCURATORE (portando
l’indice alla punta del naso)
“Shhh! Non copro, le dico!”
LIBEROVICI
“E allora?!... continui…di che si tratta?”
PROCURATORE
“Copro…”
LIBEROVICI
“Ah! Lo vede?! Lei copre! Si vergogni!!!”
PROCURATORE (urlando)
“Mi faccia finire, cacchio!!!”
LIBEROVICI (incrociando le
braccia)
“Va bene. Finisca.”
PROCURATORE
“Stavo dicendo copro…”
E nel mentre copre discretamente la bocca
con la mano destra.
PROCURATORE
“…fagìa”
LIBEROVICI
“Ohibò! E chi è ‘sto Fagìa?”
PROCURATORE (stizzito
dall’ignoranza del suo accusatore)
“Asino! Ciuccio! Ho detto coprofagia!”
LIBEROVICI (inteso il
significato)
“Vuol dire…?”
PROCURATORE
“Esattamente!”
Con un gesto perentorio della mano il
procuratore invita il piantone ad uscire dal bagno. Costui con movimento
rigido, tipo Frankenstein, si scosta e s’apposta fuori dalla porta.
PROCURATORE (in confidenza all’ispettore)
“Quello della scientifica non potevo chiamarlo perché è un coprofago”
LIBEROVICI
“Caspita!”
PROCURATORE (indicando il
water)
“Se
quello s’accosta al water mi divora le potenziali prove del decesso, quelle che
galleggiano là dentro.”
LIBEROVICI
“Caspita!”
Liberovici riflette un attimo.
LIBEROVICI
“Però, seppure ciò dovesse accadere, le dovrà pur sempre evacuare.”
“E allora qualcun altro della scientifica…”
PROCURATORE
“Se le divora!”
Di fronte al silenzio incredulo di
Liberovici il procuratore chiarisce.
PROCURATORE
“Sembra che alla scientifica ci sia una vera e propria epidemia di
coprofagìa…”
LIBEROVICI
“Caspita!”
PROCURATORE (spazientito)
“Non conosce altre esclamazioni di stupore oltre a ‘Caspita’?!”
Liberovici riflette qualche secondo.
LIBEROVICI (col tono di chi
chiede conferma)
“Corpo di mille balene?”
PROCURATORE
“Questo va già meglio.”
LIBEROVICI
“Ed ora che si fa?”
PROCURATORE
“Boh! Io proporrei un’autopsia. Che ne dice?”
LIBEROVICI
(con tono gioviale, come se il procuratore avesse proposto una pizza)
“E vada! Ad una bella autopsia non si dice mai di no!”
Liberovici subito dopo si frena un attimo
in preda al dubbio.
LIBEROVICI
“Si, ma… chi sottoponiamo all’autopsia?”
PROCURATORE (indicando
l’uomo del water)
“Quello là, no? Chi altri, scusi?”
LIBEROVICI (sottovoce,
accennando al piantone)
“Il
giovinotto cianotico lo vedrei bene. Secondo me non ne ha per molto. E
nell’obitorio farebbe la sua porca figura…”
PROCURATORE
“No,
lasci stare. Credo che il tipo del water abbia la precedenza. Non foss’altro
che siamo venuti qui per lui”
LIBEROVICI (dopo aver
nicchiato)
“Ma si!, forse ha ragione lei.”
LIBEROVICI (continuando)
“A
proposito, procuratore, mi tolga una curiosità: chi l’ha chiamata per questo
sopralluogo?”
PROCURATORE
“La solita telefonata anonima alla questura …li possino!...”
LIBEROVICI
“Di chi?”
PROCURATORE
“Pare sia stata una donna dalla voce ipnotica…”
“Voleva confessare per la morte di quel poveraccio…”
LIBEROVICI
“E che fine ha fatto questa donna?”
PROCURATORE
“Boh! Doveva essere una mitomane. Diceva cose senza senso.”
“Si figuri, sosteneva di averlo ucciso a coltellate…”
LIBEROVICI
“Addirittura!”
Subito dopo, con zelo l’ispettore si
avvicina ulteriormente all’uomo sul water e lo indaga, caso mai gli fosse
sfuggito qualcosa.
PROCURATORE (sarcastico)
“Lei vede forse delle ferite di arma da taglio?”
LIBEROVICI
“Può darsi che la donna fosse in stato confusionale…”
PROCURATORE
“Proprio così! Tra l’altro aveva anche sbagliato a fornirci
l’indirizzo.
Aveva dato l’altro interno sul pianerottolo, quello di fronte”
LIBEROVICI
“Davvero? E lei come ha capito che in realtà era questo l’interno
giusto?”
PROCURATORE (con albagia)
“Sesto senso, mio caro, sesto senso…”
Poi dà una pacca sulle spalle
all’ispettore.
PROCURATORE
“Suvvia,
allontaniamoci da questo posto insalubre. Andiamo di là a stendere il verbale,
e a raccontare qualcosa ai giornalisti”.
I due s’allontanano d’un tanto,
portandosi in direzione dell’uscio.
Mentre
I due si girano. Primo piano dei loro
volti a bocca aperta per lo stupore.
L’uomo si gira verso l’uscio e a sua
volta rimane sorpreso dalla presenza di quegli sconosciuti.
Si blocca, evita di alzarsi e li fissa
immobile.
Dopo alcuni secondi di silenzio
Liberovici rompe il ghiaccio.
LIBEROVICI
“Ci scusi…lei…chi è?”
UOMO WATER (stupito)
“Io chi sono? Oh bella!”
“Dovrei chiederlo a voi chi siete, visto che siete a casa mia!”
LIBEROVICI
“Siamo della polizia. Sono l’ispettore Liberovici…”
UOMO WATER
“Piacere, ma… cosa ci fate nel mio bagno?”
PROCURATORE
“C’è stato un omicidio”
UOMO WATER
“Oddio! Omicidio? Nel mio bagno?”
L’uomo del water si guarda intorno
inquieto, caso mai gli fosse sfuggito un cadavere. L’occhio gli cade sul
piantone immobile poggiato al muro.
UOMO WATER (indicando col
capo il piantone)
“E’ quel poveraccio, vero? Deve essere morto da parecchio…”
A quel punto il piantone non ce la fa più
e scoppia in una reazione isterica.
PIANTONE
“Basta! Basta! Non se ne può più!
A forza di scongiuri lo scroto mi è diventato una mongolfiera!”
Poi estrae la pistola, si avvicina
all’uomo del water, e lo apostrofa con virulenza.
PIANTONE (puntando la
pistola)
“E tu, miserabile cacasotto! Non t’azzardare a darmi di nuovo del
cadavere…”
Intervengono Liberovici e il procuratore
a placare gli animi.
PROCURATORE (imperativo)
“Ué, ué! Giovanotto! Metta subito via quella pistola! Che modi sono
questi?”
PIANTONE (con tono
recriminatorio fanciullesco)
“Procuratore, ha cominciato lui! Ha detto che sono cadaverico!”
PROCURATORE (incazzato)
“Embè? E questo ti autorizza a cacciare la pistola? Vogliamo fare una
strage?”
PIANTONE
“Oh, non si preoccupi, procuratore! La pistola è ad acqua!”
PROCURATORE
“Coosa?”
PIANTONE
“Ma si! Stia tranquillo! Non ci crede? Guardi qua!”
E, puntata la pistola verso l’uomo del
water, lo investe con un getto d’acqua.
UOMO WATER (sbraitando da
seduto)
“Ma… ma… cosa fa?! Polizia! Aiuto! Fate qualcosa!”
Liberovici toglie la pistola di mano al
piantone.
LIBEROVICI (sarcastico, a
denti stretti, rivolto al piantone)
“Bravo, bravo. Facciamoci conoscere…”
PROCURATORE (rivolto al
piantone, ammonendolo)
“Giovanotto! Quello che ha fatto è gravissimo, inaudito!”
Poi lancia un rapido sguardo d’intesa con
Liberovici, e continua attenuando il tono.
PROCURATORE (magnanimo)
“Tuttavia faremo finta di non aver né visto, né udito”
UOMO WATER
“Ma quando mai?! Io ho visto e sentito benissimo! E state certi che…”
Liberovici e il procuratore sfoderano le
loro pistole e le puntano in sincrono sull’uomo del water.
PROCURATORE (intimidatorio)
“Queste non sono ad acqua”
L’uomo del water abbassa lo sguardo
facendo spallucce.
PROCURATORE (rivolto al
piantone)
“La pistola ad acqua la requisisco per il mio nipotino, d’accordo? ”
PIANTONE
“Beato
lei! Io invece con mio figlio non la spunto mai! Lui vuole solo pistole vere, se
no non lo tiene nessuno. E’ per questo che facciamo lo scambio: lui mi dà
quella ad acqua ed io gli do quella di ordinanza.”
PROCURATORE (imperativo)
“Giovanotto!
La pistola d’ordinanza non la si cede a chicchessia! E’ la nostra fedele
compagna! E’ come un’appendice del proprio corpo! E’…è come la catenina d’oro
ricevuta al battesimo! Capito?”
PIANTONE (rattristato)
“Purtroppo io non porto la catenina. Al battesimo mi fecero i gemelli
d’oro…”
PROCURATORE (commosso)
“Oh, questo mi dispiace!”
Ci riflette un po’. Poi prende la
decisione.
PROCURATORE
“Allora…quand’è così… non si ritenga vincolato…”
Gli porge nuovamente la pistola ad acqua.
PROCURATORE
“Tenga, ne faccia buon uso.”
PIANTONE (grato)
“Grazie”
L’uomo del water, che nel frattempo si è tirato
su le braghe, alza il dito indice come a chiedere il permesso.
UOMO WATER
“Posso?”
LIBEROVICI
“Se vuole andare in bagno, concesso. Non sta facendo altro da un paio
d’ore…”
UOMO WATER
“Veramente era una domanda.”
LIBEROVICI
“Prego”
UOMO WATER
“Visto che il piantone è vivo e vegeto, mi dite dove sta questo
cadavere?”
LIBEROVICI (rivolto con
sarcasmo al procuratore)
“Questa è proprio bella! Ha anche il coraggio di chiedercelo!”
PROCURATORE
“Che faccia tosta!”
Di fronte all’espressione ottusa dell’uomo
del water, i due gli rispondono didascalici.
LIBEROVICI
“Egregio signore, ci dica, facciamo gli gnorri?
Parliamoci chiaro: il morto doveva essere lei!”
UOMO WATER
“Io? E perché mai?”
PROCURATORE
“Da
quando siamo entrati qui, un’ora fa, è sempre stato immobile, come stecchito.
Che dovevamo pensare?”
UOMO WATER
“Immobile per un’ora, dice?”
“Credo di sapere di cosa si tratta. E’ un mio problema…”
LIBEROVICI
“Quale problema?”
Primo piano della MDP sull’uomo.
UOMO WATER
“Soffro
di una forma di stitichezza acuta che mi rende l’atto fisiologico un vero
calvario.”
PROCURATORE
“Cioè?”
UOMO WATER
“Il processo in questione mi richiede una fase di profondo
raccoglimento…”
LIBEROVICI
“Come tutti, del resto…”
UOMO WATER
“No, la mia è una vera e propria trance.”
“Mi svuoto completamente di energie durante il lento attraversamento
del retto…”
PROCURATORE (sbrigativo)
“La prego, ci risparmi i particolari…”
UOMO WATER
“Solo dopo essermi liberato del tutto recupero le energie, e ritorno
in me stesso…”
LIBEROVICI (accorato)
“Ha provato con le tisane?”
UOMO WATER
“Hai voglia! Ho provato di tutto: fibre, kiwi, fermenti, lassativi.
Tutto inutile”
PROCURATORE
“Va bene, le rinnoviamo le nostre scuse. Faccia pure le sue cose.”
Escono fuori dal bagno, seguiti dalla
MDP, e il procuratore si rivolge a tutti gli addetti ai lavori nella stanza
accanto, di cui si percepisce il solo vociare.
PROCURATORE
“Signori!
Il sopralluogo è concluso! Falso allarme! Prego, favorite l’uscita. A dopo i
ragguagli…”
Scena 6:
Sul pianerottolo. Liberovici ed il
procuratore escono per ultimi dall’appartamento e s’incamminano per le scale.
Nel mentre
L’ispettore e il procuratore confabulano
tra loro sul pianerottolo.
PROCURATORE
“Alla fine nessun cadavere. Quella donna della soffiata doveva essere
pazza.”
LIBEROVICI
“Inconvenienti del mestiere.”
PROCURATORE
(ponendo una mano sulla spalla dell’ispettore)
“Comunque abbiamo la coscienza a posto, no?”
LIBEROVICI
“L’importante è fare il proprio dovere, anche nel caso di falsi
allarmi…”
PROCURATORE
“E infondere nei cittadini un senso di protezione e fiducia…”
DONNA ASSASSINA
(interrompendoli irritata, mentre trascina a fatica l’involto)
“Fiducia una minchia!”
PROCURATORE
“Prego?”
DONNA ASSASSINA
“Prego una minchia! Polizia dei miei stivali!”
LIBEROVICI (stupito)
“Di cosa si lamenta, signora?”
DONNA ASSASSINA (a testa bassa,
compresa dallo sforzo)
“Niente, niente… parlo tra me e me… ormai mi è passata…”
PROCURATORE
“Cosa le è passata?”
La donna si ferma, lascia per un po’ la
busta, e punta il dito accusatore verso i due.
DONNA ASSASSINA
“La verità
è che quando servite non ci siete mai. Hai voglia di aspettare! Altro che
fiducia!”
PROCURATORE (con giovialità,
per stemperare i toni)
“Ma quando non serviamo, cara signora, eccoci qua!”
DONNA ASSASSINA (rassegnata)
“Appunto…”
Nel mentre lei riprende con fatica a
trascinare la busta voluminosa.
PROCURATORE
“E invece stavolta le dimostriamo che serviamo lo stesso… dia pure a
noi!”
E con gesto energico fa per impugnare un
estremo della busta.
DONNA ASSASSINA
“Grazie”
PROCURATORE
“Cacchio! Pesa sul serio! Che ci tiene dentro: un cadavere?”
I tre sorridono, la donna in modo
ambiguo.
PROCURATORE
“Ispettore, mi dia una mano”.
I due sollevano la busta e procedono
scendendo le scale, mentre la donna rientra in casa.
Scena 7:
Esterno notte. Fuori dal palazzo, davanti
al portone.
Liberovici e il procuratore dal fondo
incedono trasportando il pesante fardello.
LIBEROVICI
(accennando con la testa al palazzo)
“Eppure quella faccia non mi era nuova… quella donna devo averla già
vista!”
PROCURATORE
“Lasci
perdere. Deve essere una rompipalle. Una di quelle che chiama in centrale
perché le è scappato il gatto. Come vede ho preferito non approfondire…”
LIBEROVICI (guardando alla
sua destra)
“C’è un cassonetto là in fondo. Un ultimo sforzo, su!”
PROCURATORE (guardando dal
lato opposto)
“Ohi, ohi! Invasione di cavallette in arrivo…”
LIBEROVICI
“Che?”
PROCURATORE
“Ci mancava solo questa… Le giornaliste d’assalto!”
Si sente il vociare, i richiami e lo
strepito di tacchi.
LIBEROVICI
“Niente paura. Ci penso io”
Ripone la busta, si gira in direzione
della minaccia e apre il trench.
PROCURATORE
(dopo aver gettato un occhio all’interno del trench)
“Così com’è ridotto credo che non allontanerebbe nemmeno una mosca”
Liberovici cala gli occhi sul membro, li
rialza e guarda smarrito il procuratore.
Il vociare delle giornaliste d’assalto si
fa sempre più intenso.
PROCURATORE
“Presto, pensi a qualcosa di eccitante! Presto!”
LIBEROVICI (smarrito)
“A… a cosa?”
PROCURATORE (concitato)
“Non lo so! Non lo so! Ma faccia presto! Qualcosa di eccitante! E’ un
ordine!!!”
© Gero Mannella Copyright