Un efferato delitto

 

Soggetto

 

Un efferato delitto è una piccola commedia dell’assurdo, di impianto quasi teatrale, che ruota intorno ad un’indagine per omicidio, e che evoca per situazione e dialoghi le gag dei fratelli Marx.

L’ispettore Liberovici riceve nottetempo una chiamata dalla centrale di Polizia relativa ad un sopralluogo per un presunto omicidio.

Alla chiamata fa seguito la toletta ed il percorso in macchina verso il luogo segnalato, durante il quale l’ispettore si concede un monologo rivolto all’ipotetico spettatore.

Ivi, attraverso degli spot flashback rievoca la fenomenologia di un sopralluogo di Polizia e la varia umanità che vi prende parte: in particolare le giornaliste d’assalto che l’assediano coi loro microfoni, e che lo spingono a liberarsi con espedienti lubrici.

Il sopralluogo vero e proprio è una farsa degli equivoci, in cui all’ispettore distratto sfugge la flagranza di un delitto che ha sotto gli occhi, ma piuttosto, complice il procuratore non meno visionario, attribuisce lo status di cadavere ad un tizio alle prese con funzioni fisiologiche nel proprio bagno.

Quando incrociano alfine la reale assassina i due non realizzano la sua colpevolezza, ma al contrario si rendono inconsapevoli complici dell’occultamento del cadavere.


 

Sceneggiatura

 

Legenda:

MDP: Macchina Da Presa

 

Personaggi:

 

ispettore Liberovici

procuratore

piantone

uomo sul water

donna assassina

uomo assassinato


 

Scena 1:

Camera da letto di Liberovici. Buio.

Squilla il telefono in piena notte. Al quarto squillo si fa luce sullo schermo.

Primo piano sul volto bolso dell’ispettore immerso nel cuscino, il braccio teso verso l’abat-jour accesa. Intontito solleva la cornetta del telefono.

 

LIBEROVICI

“Sì?”

 

Si sente una voce gracchiare all’altro capo.

 

LIBEROVICI (buttando l’occhio alla sveglia)

“Ma… che ora è?”

 

Di nuovo s’avverte il gracchiare dall’altro capo.

 

LIBEROVICI

“Va bene, arrivo.”

 

Abbassata la cornetta l’ispettore sibila un “Porca puttana”.

 


 

Scena 2:

Bagno di Liberovici.

Primo piano dell’ispettore in pigiama mentre si specchia davanti al lavandino.

Zoom sul volto. Scroscio d’acqua.

 

LIBEROVICI (monologo allo specchio col presunto spettatore)

“Se c’è una cosa che non sopporto del mio lavoro è essere svegliato in piena notte per accorrere sul luogo del delitto. Non tanto per il delitto in sé, credetemi, anche se sono debole di stomaco e la sola parola sangue mi procura conati di vomito. La cosa che veramente mi urta in questi casi è avere a che fare con tutta quella gente”.

 

Si butta dell’acqua in faccia e s’asciuga.

 

LIBEROVICI (continuando)

“A cominciare dal procuratore, per finire con la scientifica, i piantoni, i fotografi, i giornalisti, i curiosi. Tutti sovraeccitati, in fibrillazione.”

 

Scrolla il capo, come scoraggiato.

 

LIBEROVICI (primo piano allo specchio)

“Avete presente i coyote con le carogne degli armadilli? Uguale.”

 

Mentre apre il tubetto di dentifricio ci ripensa.

 

LIBEROVICI

“Oppure gli avvoltoi con le carcasse dei capibara? Identico.”

 

Comincia a lavarsi i denti. S’interrompe.

 

LIBEROVICI (con la schiuma di dentifricio in bocca)

“Oppure il diavolo della Tasmania con gli opossum?”

 

Pausa.

LIBEROVICI

Ecco, ci siamo capiti…”

 

Sputa la schiuma nel lavandino.

 

LIBEROVICI

“Tutta quella eccitazione, tutta quella frenesia attorno a un miserabile cadavere ha qualcosa di morboso, di malsano. Decisamente non è un bello spettacolo!”

 

Si sciacqua la bocca e scrolla la testa, osservandosi le gengive allo specchio.


 

Scena 3:

Esterno notte cittadino. Liberovici in macchina guidando.

Primo piano frontale. Egli indossa un trench, tipo tenente Colombo, sotto il quale non s’intravedono altri indumenti.

 

LIBEROVICI (continuando il monologo)

“Per non parlare delle giornaliste d’assalto, altra sciagura di queste occasioni.”

“Avete presente l’invasione delle locuste, le Sette Piaghe d’Egitto?”

 

LIBEROVICI (esasperato, rivolto agli spettatori)

“Cacchio! Non m’aspetto una risposta! Ma fate almeno di sì col capo!”

 

Ripresa esterna dell’auto che si ferma ad un semaforo.

Primo piano laterale dall’abitacolo. Liberovici si volta verso la MDP.

 

LIBEROVICI

“Non ne avete idea: un vero incubo.”

“Uno arriva già tutto nervoso sul luogo del delitto, magari pronto a trovarsi di fronte una gola tagliata, uno sbudellamento; e come se non bastasse si ritrova accerchiato da questo manipolo di invasate, pronte a infilargli il microfono in fondo alla gola”.

 

All’evocazione narrativa fa seguito uno spot di pochi secondi in bianco/nero.

Inizio Spot.

Liberovici scende dalla macchina, s’avvede dell’assalto delle giornaliste ed è costretto a rinchiudersi immediatamente in macchina, coi finestrini serrati, mentre queste ultime lo accerchiano sventolando i loro microfoni e strofinandosi sul cofano, come gli zombie del videoclip “Thriller” di Michael Jackson.

Fine Spot.

 

LIBEROVICI (evocativo)

“Una volta c’era più discrezione. C’era l’inviato Rai con la sua giacchetta a tre bottoni che ti faceva qualche domanda di circostanza col microfono a palla di gelato”.

“Come era morta la vittima? C’erano sospetti sull’assassino? Si conosceva il movente?”

Tu facevi il reticente, ti nascondevi dietro il segreto istruttorio. E tanto gli bastava. Lui ringraziava, passava la linea allo studio e tutti erano felici e contenti”.

 

Primo piano dallo specchietto retrovisore.

 

LIBEROVICI (sguardo esasperato)

“Ora invece no!

Ti arriva addosso ‘sto branco di fatalone di tutte le tivù pubbliche, private, network e satelliti vari, in tailleur scollati, le tette in evidenza, i profumi dolciastri, le voci da gallinaccio; e ti sfoderano quel microfono, che ormai non è più un gelato a palla, ma un cilindretto minuscolo con un filo sottile, che sembra un assorbente interno. E quel coso minuscolo te lo infilano dovunque trovano un buco: in bocca, nelle narici, nelle orecchie.”

 

In sincrono con le parole parte lo spot evocativo.

Inizio Spot.

Scena virulenta dell’assalto, che termina con un primo piano di Liberovici asfissiato sotto la pressione di tutti quegli assorbenti interni.

Fine Spot.

 

Liberovici inspira rattristato.

Ripresa esterna della macchina che si ferma ad un altro semaforo.

 

Di nuovo stacco all’interno dell’abitacolo.

Ripresa dallo specchietto retrovisore degli occhi su cui compare un lampo luciferino.

La MDP poi lo riprende frontalmente.

Liberovici porta una mano alla bocca a portavoce, con fare complice.

 

LIBEROVICI (orgoglioso)

“Però da qualche tempo ho trovato la contromisura”.

 

LIBEROVICI (ammiccante)

“Sapete che cosa porto sotto questo trench?”

 

Butta l’occhio furtivo fuori dal finestrino.

 

LIBEROVICI (ammiccante)

“Niente! Non porto proprio niente! Proprio come il maniaco da strada…”

 

Tira su un sospiro di sussiego.

 

 

LIBEROVICI

“E allora, cari signori, la musica è decisamente cambiata!”

“Ora posso fare i miei sopralluoghi in tutta tranquillità!”

 

Mentre guarda compiaciuto in MDP parte lo spot evocativo.

Inizio Spot.

Ivi lo si vede scendere col trench dalla macchina, essere accerchiato dalle solite giornaliste d’assalto, finché con gesto plateale apre a ventaglio il trench.

A quel punto primo piano delle giornaliste che portano le mani alle guance scandalizzate e si dileguano all’istante.

Lui richiude il trench e fa uno sguardo furbo in MDP.

Fine Spot.

 

La MDP torna su di lui mentre scende dalla macchina e chiude la portiera.

 

LIBEROVICI (rivolto agli spettatori)

“Dite la verità. Machiavelli mi fa un baffo, no?”

 

Comincia a camminare seguito dalla MDP a braccio.

Primo piano frontale.

 

LIBEROVICI (esuberante)

“Che poi, visto che questo escamotage funzionava alla grande, detto tra noi ho pensato di estenderlo anche ad altre situazioni della vita di tutti i giorni.”

 

Partono una serie di spot in sequenza.

Inizio spot.

Supermercato. Una avvenente promoter di formaggi assedia l’ispettore cercando di infilargli in bocca un crostino al gorgonzola. Lui con nonchalance si fa largo ed apre a ventaglio il trench. La promoter scappa.

Fine spot.

 

Inizio spot.

Per strada. Una avvenente sondaggista inchioda al muro l’ispettore sventolando un taccuino con centinaia di domande. Lui con nonchalance si fa largo ed apre a ventaglio il trench. La sondaggista scappa.

Fine spot.

 

Inizio spot.

Al ristorante. Liberovici, seduto a tavola col trench, è alle prese con un piatto di spaghetti quando si avvicina una avvenente violinista che prende a ronzargli intorno suonando e quasi sfiorandolo con l’archetto. L’ispettore si alza dalla sedia e con nonchalance apre a ventaglio il trench. La violinista scappa.

Fine spot.

 

Di nuovo primo piano su Liberovici.

 

LIBEROVICI

“Vedrete: è un metodo infallibile!”

 

Poi ci ripensa e si corregge.

 

LIBEROVICI (lievemente crucciato)

“C’è una sola eccezione a cui fare attenzione: le raccoglitrici ambulanti di seme”

 

Parte l’evocazione.

Inizio spot.

La raccoglitrice di seme abborda l’ispettore per strada. Costui apre al solito il trench a ventaglio. La raccoglitrice con naturalezza tira fuori dalla borsa un vasetto di plastica e una rivista porno, li porge all’ispettore e lo invita:

‘Favorisca signore, eiaculi pure qui dentro, grazie’.

Primo piano attonito di Liberovici.

Fine spot.

 

All’evocazione rimane stranito qualche secondo guardando nel vuoto.

Camminando è arrivato fuori al portone ad arco di un vecchio condominio.

 

LIBEROVICI (minimizzando)

“In ogni caso quella fu l’unica eccezione. Il metodo è brevettato e funziona.”

 

Dà un’occhiata all’orologio. Si guarda intorno.

 

LIBEROVICI

“Strano non siano ancora arrivate. Comunque meglio così. Me ne salgo su, il luogo del delitto dovrebbe essere questo”.

 


 

Scena 4:

Rampa di scale del vecchio condominio. Sul pianerottolo si affacciano le porte di due interni. Liberovici è indeciso.

 

LIBEROVICI

“Dunque, dunque… se mi hanno informato bene la scena del delitto dovrebbe essere su questo piano, però non mi hanno dato l’interno”

“Mah! Dove busso?”

“Non vorrei disturbare tranquilli cittadini a quest’ora di notte”.

 

Si sofferma sulla porta alla sua destra.

 

LIBEROVICI

“Deve essere qua. La porta è socchiusa”.

 

Spinge timidamente la porta.

La Donna Assassina è china sul pavimento sull’Uomo Assassinato sdraiato a pancia in su. Sul petto di costui si scorge una vistosa chiazza di sangue. Lei impugna un coltellaccio da cucina ed infierisce ripetutamente sul corpo inerme.

 

DONNA ASSASSINA

“Tieni! Tieni! Maledetto! Tieni!”

 

LIBEROVICI

“E’ permesso?”

 

Primo piano della donna che si volta e lo guarda muta con tono interrogativo.

 

LIBEROVICI

“Chiedo scusa, signora. Sono l’ispettore Liberovici. Ha visto per caso dei poliziotti nel palazzo? Sembra ci sia stato un omicidio…”

 

La donna, senza profferire parola, sollevando il coltello insanguinato indica l’appartamento dall’altro lato del pianerottolo.

 

LIBEROVICI

“Di fronte?”

 

La donna fa cenno di sì con la testa.

 

LIBEROVICI

“Grazie”

 

LIBEROVICI (allontanandosi rimugina tra sé)

“Volevo ben dire che non è qua. Non vedo nessuno: né un piantone, né la scientifica, né i giornalisti…”

 

Fa per andarsene varcando l’uscio verso il pianerottolo, mentre la donna riprende il suo sfogo.

DONNA ASSASSINA

“Tieni! Tieni! Maledetto! Tieni!”

 

Ma poi dubbioso Liberovici torna sui suoi passi.

Si lascia intendere che abbia recepito quanto sta accadendo.

 

LIBEROVICI

“Chiedo scusa se la disturbo di nuovo, signora”

 

DONNA ASSASSINA (sbrigativa)

“Dica”

 

LIBEROVICI (come roso da un tarlo investigativo)

“Volevo chiederle…”

 

La donna leva lo sguardo muta.

LIBEROVICI

“Come si prende Sky da queste parti?”

 

Nel mentre rientra nella stanza con l’aria di voler attaccare bottone.

 

LIBEROVICI

“C’ho un conoscente che vive in questo quartiere, che si lamenta…”

 

DONNA ASSASSINA (col coltello levato che gronda sangue)

“Non ho Sky. Troppi film violenti. Preferisco i film d’essay…”

 

 

LIBEROVICI (come freddato)

“Capisco… La ringrazio, signora. Arrivederla”

 

DONNA ASSASSINA

“Arrivederla”

 

LIBEROVICI

“Chiudo la porta?”

 

DONNA ASSASSINA

“Lasci, grazie. Faccio io dopo”

 

Mentre Liberovici si allontana la donna riprende la sua tiritera.

 

DONNA ASSASSINA

“Tieni! Tieni! Maledetto! Tieni!”


 

Scena 5:

Appartamento di fronte.

Liberovici varca la soglia.

LIBEROVICI

“E’ permesso?”

 

VOCE DI ADDETTO AI LAVORI

“Entri, ispettore, la stavamo aspettando. Il cadavere è in bagno”.

 

L’ispettore si guarda intorno nell’ambiente ampio, trova il bagno ed entra.

Fa un cenno di saluto al piantone neutro presso la porta e si dirige verso la vasca, dove c’è un uomo immobile.

La MDP si sofferma sul suo interno con una lenta carrellata partendo dai piedi fino al volto a pelo d’acqua.

Liberovici si china per esaminare il corpo.

 

LIBEROVICI (lisciandosi il mento)

“Dunque, dunque… aspetto cianotico, una brutta cera. Sarà morto da parecchie ore”

 

Caccia una lente d’ingrandimento e lo esamina più da vicino.

 

LIBEROVICI

“Non sembra riportare ferite da taglio o da fuoco, quindi scarterei l’uso di armi”

 

Lo indaga ancora un po’ e butta un occhio all’ambiente.

 

LIBEROVICI

“Del resto non vedo tracce di cappio al collo, che risulta ben saldo sul tronco. Per cui escluderei anche la morte per impiccagione e per ghigliottina”.

 

Si rivolge al pubblico, guardando direttamente in MDP, come a dovere delle spiegazioni.

 

LIBEROVICI

“Come avrete capito le mie indagini procedono per esclusione. Un po’ lungo come metodo, ma a quel che mi consta infallibile”

“Si tratta di scartare una ad una qualche migliaio di possibili cause fino a ridurre la scelta a sette o otto di loro. Poi con l’aiuto della scientifica restringo ulteriormente il cerchio. Caso mai questa non mi dovesse essere utile chiedo l’aiuto del pubblico o della telefonata a casa”.

 

Prende un taccuino dalla tasca del trench, guarda di nuovo l’uomo nella vasca, e annota qualcosa col lapis.

LIBEROVICI

“Scarterei anche vaiolo e malaria”.

 

Poi di colpo, guardandolo meglio, ha come una scossa. Porta il lapis alla bocca, pensoso.

LIBEROVICI

“Aspetta un po’, aspetta un po’. Ma a me questa faccia non mi è nuova!”

 

Si china sul volto per guardarne il profilo.

 

LIBEROVICI

“Questo tipo devo averlo schedato in questura. Ne sono sicuro”

“Deve avere qualche precedente per omicidio plurimo. Già, già…”

 

Riflette.

LIBEROVICI

“Quindi non scarterei l’ipotesi di un regolamento di conti della malavita.”

“Del resto facce del genere non possono non rimanerti impresse.”

 

Nel mentre prende tra indice e pollice il mento dell’uomo per girargli la faccia di profilo.

Il quel momento l’uomo nella vasca si rianima, apre gli occhi e schizza su tra la schiuma. Liberovici salta all’indietro dallo spavento.

 

LIBEROVICI (sorpreso)

“Ma che cacchio!?”

 

UOMO NELLA VASCA (con tono di rimprovero)

“Alla buon’ora, Liberovici! E’ un’ora che la stiamo aspettando!”

 

Liberovici rimane stranito alcuni istanti. Poi finalmente dà un nome al deja-vù.

 

LIBEROVICI

“Procuratore! E chi l’aveva riconosciuto?”

 

PROCURATORE

“Mi devo essere appisolato…”

 

LIBEROVICI

“Ma… che ci fa qua dentro? La trovo un po’ cianotico. Sicuro di stare bene?”

 

PROCURATORE