intervista al Laboratorio Achille Campanile
E’ da qualche giorno in libreria per i tipi di Coniglio “Non gettate cadaveri dal finestrino”, prima uscita autoriale di Gero Mannella, già discepolo del Laboratorio nel 2004.
Si tratta di cinque detective stories tra l’allucinato e il sardonico, dove il non sense aleggia nei dialoghi e nelle situazioni.
Il protagonista, l’ispettore Liberovici, è un investigatore sui generis, pronto a dare di stomaco alla minima vista del sangue, sia che provenga da corpi esalati, che da bistecche insipide.

Proviamo a scambiare quattro chiacchiere con l’autore.

Laboratorio Campanile
Gero, da dove ti è venuta la figura dell’ispettore Liberovici?

Gero Mannella
Dallo studio dell’euristica, della teoria dei giochi, delle geometrie non euclidee, e dalla patafisica di Alfred Jarry.

LC
Che minchia c’entra, scusa?

GM
Non esiste un percorso univoco che porta alla risoluzione di un caso investigativo, non un algoritmo lineare, ma un caleidoscopio di possibilità fuori da binari cogenti. Liberovici esplora, inconsapevole, la periferia di questi universi potenziali.

LC
Quando si parla di potenzialità pensiamo all’Oulipo.

GM
Come preferisci, io penso al Viagra. Sono lusingato, ma quello dell’Oulipo è un approccio sistemico, aggregante. Il mio tende alla disgregazione, all’atomizzazione delle molecole linguistiche, al limine del vaniloquio.

LC
Di la verità, stai sparando cazzate.

GM
Esattamente. Già ho superato il limine del vaniloquio.

LC
Esiste un metodo, una disposizione mentale, per scrivere cazzate?

GM
Boh? Nel mio caso parto dal tentativo, non sempre riuscito, di disarticolare luoghi comuni linguistici e concettuali, un po’ come si fa quando si smembra un puzzle.
Per poi ricomporre il tutto accostando i tasselli secondo logiche precarie, non ortodosse, dove non si dà l’incastro perfetto.

LC
E’ un approccio che ricorda “La vita istruzioni per l’uso”, di Perec.

GM
Ah, si? Ben gli sta.

LC
Guarda che era un complimento.

GM
Ah, si? Ben gli sta.

LC
E ora che c’entra?

GM
Ah, si? Ben gli sta.

LC (scuotendo l’interlocutore)
Ahò, ma che s’è incantato il disco?

GM
No, è la sindrome del copy paste.

LC
Ma…quella è propria della parola digitale!

GM
E come pensi di trascrivere quest’intervista? Con una Remington?

LC
Okay, capita l’antifona. Siamo allo straniamento, allo sliding door spazio-temporale. Un artificio campaniliano, mi sembra, di quando si rivolgeva al lettore o al personaggio nel bel mezzo dell’epos.

GM
Non posso negarlo. Del resto qualcuno ha accostato il mio nome a quello di Campanile.

LC
Davvero? In che circostanza?

GM
L’altra sera, giocando a Scarabeo coi nomi. Aveva delle enne e delle elle di troppo.