Dall’australopiteco all’Homo Piercensis

I grafici che mostrano l’evoluzione del genere Homo nelle ere geologiche dall’australopiteco quadrupede fino all’Homo Erectus finiscono in genere con l’immagine di Billy Pierce, insignito più volte dai Grammy Awards come “il sassofonista jazz con la miglior postura, senza busto ortopedico”. In questo bel semiconcerto, che enfatizza l’enormità di Tony Williams anche da compositore, mi viene da rimarcare l’icona frontale improvvisativa di Wallace Roney, indistinguibile da un giovine Miles. Infine la mesta inclinazione ai Jazz Obituaries mi porta a considerare che, esclusi Ira Coleman dal basso levitante e l’Homo Erectus, nessuno tra Tony, Mulgrew e Wallace vide i 60 anni, tra heart attack e storie di Covid. E furono i top player del periodo d’oro del neo bop.

La cucina di Joanna

Quando Joanna mi inviterà a cena elencandomi portate dalla sua cucina non traducibili in “parmigiana”, “carbonara”, “mbuttunata”, declinerò dicendo che magari sarà pure roba buona, “but not for me”. Al che lei mi citerà Gershwin così.
Ed io mangerò anche le corde di contrabasso [Totò, “Miseria e nobiltà”]

L’autobomba di Leyner

Ha un’autobomba. Inserisce la chiave nel blocchetto e la gira. La macchina esplode. Esce. Apre il cofano e controlla. Chiude il cofano e torna dentro. Gira la chiave. La macchina esplode. Esce e sbatte la portiera, disgustato. Prende a calci la ruota. Si toglie la giacca e scivola sotto il telaio. Tossisce. Riscivola fuori e si pulisce la camicia macchiata di grasso. Si rimette la giacca. Entra. Gira la chiave. La macchina esplode in un fuoco di artificio di lamiere, disintegrando finestre per interi isolati. Esce e bestemmia. Chiama un carro attrezzi. Rimorchiano la macchina fino a una stazione della Exxon. Il meccanico entra e gira la chiave. La macchina esplode, distruggendo la pompa della benzina. L’insegna rossoblu della Exxon scoppia come un palloncino. Il meccanico esce. Ha un’autobomba, dice. L’altro sgrana gli occhi. Questo lo so già, risponde.

Mark Leyner, Mio cugino il mio gastroenterologo

Monk e la mancia

Nel ’63, quando andò alla TV giapponese, il burbero Thelonious Monk ebbe un contenzioso con la guardarobiera: pur di non ammollarle la mancia decise di tenersi cappotto e berretto di lana addosso. Costei per ripicca gli attaccò la corrente alla tastiera (100 v a 50 Hz nel Sol Levante). Sicché in Evidence durante l’assolo di Charlie Rouse (minuto 2:30) Monk si ritrae più volte per le scosse e poi è costretto ad alzarsi per scaricare a massa. Il barcollamento conseguente è indice della elettrocuzione.

Però Rouse era bravo.