Un luogo per le ceneri

“Vorrei che vi dimenticaste di me”, scrisse Guido nella sua lettera d’addio, “vorrei essere cremato e che le mie ceneri fossero buttate nel water del bagno…”
Ci pensò su e aggiunse “…di servizio”, avendo ricordato che la tavoletta della tazza del bagno principale era tutta graffiata e avrebbe dovuto sostituirla da tempo.
In genere le ceneri vengono simbolicamente buttate nei fiumi, quelle di Charlie Mingus addirittura nel Gange. Però col Covid sarebbe stato un casino: tampone prima e dopo il conferimento, magari pure la quarantena. Meglio il bagno di servizio.
“Per lo scarico bisogna aprire la valvola sotto la tazza”, aggiunse, “normalmente la tengo chiusa perché il galleggiante non funziona bene”.
“Usare lo scopino”, raccomandò essendo irritato alla sola idea che le ceneri schizzassero oltre lo scroscio dell’acqua.
“Aggiungere prima il Lysoform al contenitore dello scopino e farlo decantare per un po’”.
L’idea però che ci fossero residui di merda attaccati allo scopino che nemmeno il Lysoform avrebbe estinto cominciò ad angustiarlo.
Pensò che forse era meglio chiedere l’estinzione delle ceneri nell’organico.
S’apprestò a scriverlo ma fu roso dal tarlo che quelle non potessero rientrare nel compostabile, e dunque bisognava conferirle con l’indifferenziata.
Ma per la raccolta dell’indifferenziata c’era da aspettare cinque giorni.
Fu così che Guido si ruppe il cazzo, strappò il foglio e rinunciò al gesto fatale.

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