quando il jazz era in ammollo

C’è stato un tempo in cui il jazz passava sulla TV di stato (col teatro, l’arte, Nero Wolfe), e lui ne era l’alfiere. In quel clima di bianco e nero il tono era composto e lieve, come nello scambio con la Pitagora, forse per la censura, o forse perché il tempo aveva un’altra cadenza, non si dettava la performance perfetta, non c’era l’ansia dei pollici ritti sui social, l’attesa dei gigabyte al secondo. Sbagliavi il passaggio di un assolo senza drammi, perché era l’afflato che contava. E mi sa che a quel tempo c’era anche la noia.

Autoironico al punto di passare un pezzo di vita in ammollo, quel gran curioso di Franco Cerri è morto oggi in dirittura d’arrivo per il centenario, quasi 80 anni di jazz suonato.

Il jazz è soprattutto questo: mente aperta, curiosità, e la pacatezza di un ammollo a 30 gradi.

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