Il walzer non ortodosso

Gli anni 70, sotto l’egida di Miles, segnarono il crollo delle ortodossie e il momento delle contaminazioni. Tra i latori del messaggio brillarono i Brand X che, enfatizzando il loro Comportamento Non Ortodosso (1976), decostruirono un walzer in chiave western fusion.
Okay, prima c’era stato Fats Waller con Jitterburg e Bill Evans con Debbie. Ma i Brand X avevano Percy Jones al basso e Phil Collins ancora coi capelli.

La cinematica dei cipperimerli

Al discendere la scalèa comitale, che un’ora prima avevo salito, vidi che i lampi e coboldi avevano deciso di fregarmi del tutto. Sfarfallando pazzescamente dalle vetrate, quegli arrampicandosi ingegnosamente ai seggioloni monumentali dei conti Delrio, avevano inframmesso nel mio penoso assortimento di parallelogrammi i barbagli dello strabismo, le beffe degli zecchini stentati. Ma c’era almeno la speranza d’un rovescio d’acqua.
E tutti insieme, inspirati dall’Esecrando, avevano acceso le brame dei roventi omenoni, dei pulvirulenti vescovi che sogliono trascorrere l’estate nei più pregevoli piedistalli barocchi della città. La pietra odorosa di orina vecchia, aveva rabbrividito nel presagio della tempesta.
Ma ecco cipperimerli li lasciavano con quella voglia e dileguavano sghignazzando verso grecale.
[Carlo Emilio Gadda, La madonna dei filosofi]

The long zoom in

La cifra di Mel Brooks è lo straniamento, la sospensione della catarsi, il coito interrotto, la tracimazione tra finzione, realtà, iperrealtà (non so se anche iperfinzione, debbo prima definirla).
Lui lo stereotipo lo fa a pezzi, lo frulla, ma con leggerezza, ad un basso numero di giri.
Questa scena dal pathos snervante è apodittica (apodiktisch in tedesco).

Il Vangelo Palindromo di Gabriele de Simon

Noi mortali che a stento vi mettiamo insieme 2 o 3 parole, coi “topi non avevano nipoti” o “Irene cerca sacre ceneri”, accusiamo le vertigini nello scorrere le 4 pagine del palindromo più lungo al mondo, pensando sia una metafora della circolarità dell’Universo, della potenzialità della Biblioteca di Babele.
E a come possa essere costruito, senza fondamenta, partendo dal centro e allontanandosi da un lato e dall’altro. La ragione di una vita.

Il cuore intanto di quest’opera immane ed invisibile è:

Da ore Simone rasa mare.
È capace e va! Nauta laido,
a ira leggeri ami meri sollevi là!
E là è Dio! Suol ridarti amore!
Pietro con Gesù segnò cortei.
Però mai tradirlo! (uso ideale!)
A livello sì remi:
mai regge l’aria; odia la tua nave!
E capace era, ma s’arenò! Misero!
Ad…

Gedeone tra serpe e cavallo

Gedeone fece gran gesti di richiamo a una carrozza che stazionava in fondo alla strada. Il vecchio cocchiere scese di serpe a fatica e venne premurosamente, a piedi, verso i nostri amici, dicendo:
“In che cosa posso servirli?”
“Ma no,” gridò Gedeone impazientito, “io voglio la carrozza!”
“Oh,” fece il cocchiere, deluso “credevo che volesse me.”
Tornò indietro, rimontò in serpe e chiese a Gedeone, che aveva preso posto in vettura con Andrea:
“Dove andiamo?”
Il cavallo tese le orecchie con spiegabile trepidazione.
“Non glielo posso dire” esclamò Gedeone, che voleva mantenere il segreto sulla spedizione.
Il cocchiere, che non era curioso, non insisté. Tutti rimasero per qualche minuto a guardare il panorama, senza muoversi. Alla fine Gedeone si lasciò sfuggire un: “Al castello di Fiorenzina!”, che fece trasalire il cavallo e indusse il cocchiere a dire:
“A quest’ora? S’arriva di notte”.
“È vero,” mormorò Gedeone “ci andremo domattina. Vieni a prenderci alle sette in punto.”
“Con la carrozza?” chiese il cocchiere.
Gedeone rifletté qualche istante. Alla fine disse:
“Sì, sarà meglio”.
Mentre si dirigeva alla pensione, si volse di nuovo al cocchiere e gli gridò:
“Ohè, mi raccomando; anche col cavallo!”
“Ah sì?” fece l’altro, sorpreso. “Come vuole, del resto.”

[Achille Campanile, Agosto]

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Dall’australopiteco all’Homo Piercensis

I grafici che mostrano l’evoluzione del genere Homo nelle ere geologiche dall’australopiteco quadrupede fino all’Homo Erectus finiscono in genere con l’immagine di Billy Pierce, insignito più volte dai Grammy Awards come “il sassofonista jazz con la miglior postura, senza busto ortopedico”. In questo bel semiconcerto, che enfatizza l’enormità di Tony Williams anche da compositore, mi viene da rimarcare l’icona frontale improvvisativa di Wallace Roney, indistinguibile da un giovine Miles. Infine la mesta inclinazione ai Jazz Obituaries mi porta a considerare che, esclusi Ira Coleman dal basso levitante e l’Homo Erectus, nessuno tra Tony, Mulgrew e Wallace vide i 60 anni, tra heart attack e storie di Covid. E furono i top player del periodo d’oro del neo bop.

La cucina di Joanna

Quando Joanna mi inviterà a cena elencandomi portate dalla sua cucina non traducibili in “parmigiana”, “carbonara”, “mbuttunata”, declinerò dicendo che magari sarà pure roba buona, “but not for me”. Al che lei mi citerà Gershwin così.
Ed io mangerò anche le corde di contrabasso [Totò, “Miseria e nobiltà”]