Inediti
Un efferato delitto
Unknownian, The Food Chain, 2016
1. ESTABLISHING SHOT – STRADA URBANA - GIORNO
L’ispettore Liberovici cammina su un marciapiede nei pressi di un parco. Incrocia una panchina con due anziani che lo guardano. Si ferma a sfogarsi.
LIBEROVICI
Dovete credermi, io mo’ faccio l’ispettore da tanti anni.
Ma se c’è una cosa che non sopporto del mio lavoro è essere svegliato la mattina per accorrere sul luogo di un delitto. A parte che so’ sono debole di stomaco, e la sola parola sangue mi fa venire il vomito.
Ma la cosa che veramente mi rompe le palle è avere a che fare con tutta quella gente.
Gli anziani lo guardano immobili.
LIBEROVICI
A cominciare dal questore, per finire con la scientifica, i piantoni, i fotografi, i giornalisti, i curiosi.
Tutti in stato di eccitazione, morbosi del cazzo.
Scrolla il capo, scoraggiato.
LIBEROVICI
Avete presente i coyote con le carogne?
Attende un attimo un cenno dalla panchina. Non ricevendolo prova con un’altra similitudine.
LIBEROVICI
Avete presente gli avvoltoi coi cadaveri?
Nessun cenno.
LIBEROVICI
E la mantide religiosa che mangia il maschio dopo l’amplesso?
Ancora silenzio dalla panchina.
LIBEROVICI
Okay, non siete preparati.
Almeno, chessò, sapete la capitale del Madagascar?
Quelli lo guardano immobili.
LIBEROVICI
Mi serviva per le parole crociate. Le porto sempre con me, nei tempi morti tra un cadavere, un rilievo e un interrogatorio.
Inspira rassegnato come a dire “pazienza!”
LIBEROVICI
Comunque tutta quella eccitazione, tutta quella frenesia attorno a un miserabile cadavere ha un che di morboso, di malsano. No?
Ha rinunciato ad avere consensi.
LIBEROVICI
Per non parlare delle giornaliste d’assalto, altra sciagura in questi casi. Avete presente l’invasione delle locuste, le Sette Piaghe d’Egitto?
Ennesimo silenzio.
LIBEROVICI
(esasperato)
E che cazzo! Ma non guardate manco National Geographic?
LIBEROVICI
(grattandosi la testa)
Dovete credermi: un vero incubo.
Tu arrivi già tutto nervoso sul luogo del delitto, magari pronto a trovarti di fronte una gola tagliata, uno sbudellamento. E come se non bastasse ti trovi accerchiato da queste pazze invasate, pronte a infilarti il microfono in fondo alla gola.
LIBEROVICI
(nostalgico)
Una volta c’era più discrezione. C’era l’inviato TV con la sua giacchetta a tre bottoni che ti faceva pudicamente qualche domanda di circostanza, col microfono a palla di gelato, sulle indagini, il movente, i sospetti. Tu rispondevi a cazzo di cane e tanto gli bastava. Lui ringraziava, passava la linea allo studio e tutti erano felici e contenti.
Bei tempi, eh?
Quelli continuano a guardarlo immobili.
LIBEROVICI
Oggi invece no!
Ti arriva addosso ‘sto branco di fatalone di tutte le TV pubbliche, private, network, in tailleur scollati, tette in evidenza, profumi dolciastri, voci da gallinaccio. Ti infilano quel microfono, che ormai non è più un gelato a palla, ma un tubicino, dovunque trovano un orifizio: in bocca, nel naso, nelle orecchie.
Una volta una di queste è stata lì un quarto d’ora, agitandomi tutto il tempo ‘sto coso secco e lungo sotto gli occhi e lamentandosi con la regìa che non aveva il ritorno in cuffia. Alla fine le ho fatto notare che mi stava intervistando con un assorbente intimo.
Inspira rattristato.
LIBEROVICI
Un vero incubo, credetemi.
Dopo quell’assedio di profumi, grida, tette, voglio vedere voi a ritrovare la concentrazione per fare il sopralluogo!
Con uno sguardo complice, si avvicina alla panchina e porta una mano alla bocca a fare portavoce.
LIBEROVICI
Però da qualche tempo ho trovato la contromisura.
LIBEROVICI
(ammiccante)
Sapete che cosa porto sotto questo trench?
Attende invano la risposta dagli anziani.
LIBEROVICI
Dai! A questa domanda potete rispondere pure senza National Geographic!
Ebbene sì, non porto niente. Sono completamente ignudo!
Si guarda intorno compiaciuto.
LIBEROVICI
E allora mettete che io arrivo in macchina sul luogo del delitto. Come scendo dalla macchina vedo accorrere ‘sto battaglione di fanteria coi tacchi a spillo e i microfoni puntati a baionetta.
E allora che faccio? Rimango freddo come un killer, e appena mi accerchiano apro il trench così!
Ponendosi lateralmente, fa il classico gesto del maniaco sessuale che apre a ventaglio il trench.
LIBEROVICI
Meglio ancora se c’ho un’erezione per l’occasione.
E a quel punto…
Si avvicina alla panchina con tono di complicità.
LIBEROVICI
A quel punto apriti cielo! La legione si arresta, le vedi che urlano, abbassano le baionette, e scappano con la mano sulla bocca.
E vai!!!
Ostenta i pugni col gesto trionfale del calciatore dopo il gol.
Poi si ricompone e torna a guardare a destra e a sinistra.
LIBEROVICI
Strano non siano ancora venute, m’ero preparato apposta.
LIBEROVICI
(confidenziale)
Che poi, visto che funziona, ‘sta cosa l’ho estesa ad altre situazioni. Che so, la promoter al supermercato che t’insegue col crostino al gorgonzola, quella dei sondaggi per strada, la raccoglitrice di firme per salvare i panda…
Apri il trench e spariscono tutte!
Nel frattempo nota una donna che procede verso di lui.
LIBEROVICI
‘aspita, parlando del diavolo… eccone una!
Mo’ vi faccio vedere…
La donna lo approccia avendo un piccolo contenitore in mano.
RACCOGLITRICE
Mi scusi, signore, se fosse così gentile…
Per conto dell’ospedale stiamo facendo una raccolta di…
Liberovici, posto di profilo, le spalanca il trench davanti.
RACCOGLITRICE
(impassibile)
… sperma per la banca del seme.
La ringrazio per la disponibilità, vada pure nel furgone, ci sono le riviste porno, favorisca questo contenitore, eiaculi pure qui dentro, grazie.
LIBEROVICI
(imbarazzato, chiudendo il trench)
Ehm… non posso, un’altra volta.
RACCOGLITRICE
La capisco…con quel coso… su, non ci pensi…
Mentre la raccoglitrice si allontana, Liberovici, punto sull’orgoglio, fa per seguirla.
LIBEROVICI
Ahò, ma perché? Che c’hai da dire sul mio coso?
Ma guarda un po’ questa!
Cerca di distogliere il pensiero e torna al monologo verso la panchina.
LIBEROVICI
Comunque meglio che le giornaliste non sono venute, me ne salgo su. Giusto cinque minuti: una comparsa, un saluto veloce e via.
LIBEROVICI
(agli anziani immobili)
Grazie della compagnia, eh!
Lui s’avvia verso l’ingresso di un palazzo.
2. ATRIO PALAZZO – GIORNO
Liberovici sale la rampa di scale. Si ferma sul pianerottolo al primo piano.
LIBEROVICI
Dunque, dunque… se mi hanno informato bene la scena del delitto dovrebbe essere su questo piano, però non mi hanno dato l’interno.
Sul pianerottolo ci sono due appartamenti.
LIBEROVICI
Mah! Dove busso?
Non vorrei disturbare tranquilli cittadini, magari in piena colazione.
Si sofferma sulla porta alla sinistra del pianerottolo.
LIBEROVICI
Boh, provo qua. Vedo la porta socchiusa.
3. INT. SOGGIORNO APPARTAMENTO SX – GIORNO
LIBEROVICI
(affacciandosi dalla soglia)
C’è nessuno?
Una donna è china sul pavimento su un uomo immobile sdraiato a pancia in su.
Lei impugna un coltellaccio da cucina ed infierisce ripetutamente sul corpo inerme, da cui esce sangue.
ACCOLTELLATRICE
Tieni! Tieni! Maledetto! Tieni!
LIBEROVICI
E’ permesso?
La donna si volta e lo guarda muta con tono interrogativo.
Un divano, posto nel soggiorno tra l’ispettore e la donna, gli impedisce di vedere il corpo, ma solo la donna col coltellaccio levato.
LIBEROVICI
Chiedo scusa, signora. Sono l’ispettore Liberovici. Ha visto per caso dei poliziotti nel palazzo? Sembra ci sia stato un omicidio…
La donna, senza profferire parola, sollevando il coltello insanguinato indica l’appartamento dall’altro lato del pianerottolo.
LIBEROVICI
Appartamento di fronte?
La donna fa cenno di sì con la testa.
LIBEROVICI
Ehm… mica è sangue quello sul coltello?
ACCOLTELLATRICE
No. Affetto i pomodori sul pavimento.
LIBEROVICI
Ah, meno male. Sa, sono impressionabile.
La donna, impaziente, leva gli occhi al cielo.
ACCOLTELLATRICE
Beh, buona giornata.
LIBEROVICI
(uscendo, tra sé)
Quindi il cadavere sarà di fronte. Volevo ben dire. Qua non vedo nessuno: né un piantone, né la scientifica, né i giornalisti…
Va verso l’uscio, mentre la donna riprende il suo sfogo.
ACCOLTELLATRICE
Tieni! Tieni! Maledetto! Tieni!
Poi all’improvviso Liberovici s’arresta e torna sui suoi passi. L’impressione è che abbia capito qualcosa.
LIBEROVICI
Chiedo scusa se la disturbo di nuovo, signora.
ACCOLTELLATRICE
(levando scocciata il coltello)
Dica.
LIBEROVICI
(fissandola con sguardo indagatore)
Volevo chiederle…
La donna leva lo sguardo preoccupata.
LIBEROVICI
Come si prende Sky da queste parti?
ACCOLTELLATRICE
Uh?
Nel mentre lui s’avvicina con l’aria di voler attaccare bottone.
LIBEROVICI
Glielo chiedo perché ho un conoscente che vive in questo quartiere, e si lamenta…
ACCOLTELLATRICE
Di che si lamenta?
LIBEROVICI
Beh, dipende dai giorni. A volte di reumatismi, altre volte del ginocchio della lavandaia…
ACCOLTELLATRICE
Non so che dirle, si rivolga ad un reumatologo. Io manco ce l’ho Sky.
LIBEROVICI
(percependo che la donna non vuole fare salotto)
Capisco, la ringrazio, signora. Arrivederla.
Ritorna verso l’uscio.
ACCOLTELLATRICE
Arrivederla.
LIBEROVICI
Chiudo la porta?
ACCOLTELLATRICE
Lasci, grazie. Faccio io dopo.
Mentre Liberovici si allontana la donna riprende la sua tiritera.
ACCOLTELLATRICE
Tieni! Tieni! Maledetto! Tieni!
Liberovici esce sul pianerottolo e va verso l’appartamento di fronte, la cui porta è ora semiaperta.
4. INT. SOGGIORNO APPARTAMENTO DX – GIORNO
LIBEROVICI
E’ permesso?
L’ispettore entra con circospezione, non lo accoglie nessuno.
LIBEROVICI
Ma dimmi tu se è possibile. Come minimo mi aspettavo un piantone e qualcuno della scientifica. Mah!
Attraversa il corridoio.
LIBEROVICI
C’è nessuno?
Poi scorge una luce dal bagno e vi si affaccia.
[E' lunga... la chiudo qua, magari un giorno sarà rappresentata]
Di seguito l'intervista di presentazione.
Gero Mannella Copyright 2006





















