libri

SCHELETRI NELL'ARMADIO, romanzo
Vecchia edizione Ensemble 2017
Nuova edizione 2021
[...] La donna indica con mano tremula l’anta aperta dell’armadio.
Jessica fissa l’amica a occhi sbarrati, poi li chiude, stringe i pugni e li porta alle tempie.
«No, non è possibile! Dio, mi scoppia la testa».
Una sbirciata a Orazio dormiente e Daria non può trattenersi dalla domanda banale.
«Sicura di non volerlo dire a lui?»
«Stai scherzando?» scatta Jessica in un conato di autoconservazione.
Valerio le dà manforte.
«Mica si può svegliare uno e dirgli di brutto: guarda che c’ho un amante, ma è occasionale, non preoccuparti. Il problema è che è morto nell'armadio. L’altro svenuto non lo conosco. Ma non preoccuparti: è solo un ladro.
Lo si può fare questo discorso a uno appena sveglio?»
Le donne accennano un diniego.
«O gli vogliamo portare prima un caffè?»
«Tengo solo il decaffeinato» precisa Jessica all’apice della frustrazione. [...]
IL KILLER DEI QWERTY, racconti
Ad Est Dell'Equatore 2012


Gaudino Liberovici è ispettore di polizia suo malgrado.
Talvolta pigro fino all’abulia, talaltra meticoloso fino alla mania, conduce le sue indagini barcamenandosi tra mestiere presunto e serendipità.
Patito di enigmistica intreccia la logica deduttiva dell’investigatore con rebus, sciarade e piste cifrate, per ritrovarsi spesso in un cul-de-sac.
Debole di stomaco, non sopporta la vista del sangue al punto da rifuggire i sopralluoghi se possibile, o vomitare con discrezione nel berretto del solerte assistente Caposito.
Quasi mai addiviene alla risoluzione di un caso, meno per inettitudine che per l’ambiguità del fenomenico criminale.
Tuttavia non depone le armi. Legge la realtà da un vetro traslucido, soffermandosi tra le righe e talvolta addormentandovicisi.
NON GETTATE CADAVERI DAL FINESTRINO, racconti, Coniglio 2006

[...] Una tela di ragno ordita a sua insaputa, occhi vigili che lo squadravano incessanti, agenti anonimi le cui teste affioravano a tratti dallo schermo di giornali sportivi e rosati, la cui carta fresca di rotativa, che gli faceva allungare il collo e aguzzare il guardo, rischiava di attrarlo in trappola come la carta moschicida fa di norma con i tafani.
Il pensiero di essere braccato gli insinuò un nuovo plumbeo senso di angoscia, e proprio in quel mentre un brivido freddo gli percorse la spina dorsale.
“Cameriere! Camerie’!”, fece brusco al ragazzo in casacca che si aggirava tra i tavoli, “vuoi stare attento a quellʹaccidente di ghiaccio?!”
“Mi scusi, signore”, si mortificò il ragazzo affrettandosi a rimuovere dalla sua collottola il cubetto caduto da un cocktail. [...]